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si scrive acqua, si legge democrazia

Pubblicato: 24 novembre 2009 in acqua
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Si legge democrazia

Marco Bersani Forum italiano movimenti per l’acqua

[18 Novembre 2009]

Avevano studiato tutto per bene. La privatizzazione dell’acqua inserita in un decreto legge che nulla aveva a che fare con essa, il provvedimento tenuto sotto silenzio, le veline dei grandi mass media e il consueto immobilismo delle opposizioni parlamentari. Improvvisamente il giocattolo si è rotto: migliaia di email hanno inceppato i computer di deputati e senatori, oltre 50mila firme raccolte in pochi giorni sono state consegnate alla Presidenza della Camera, un presidio numeroso e colorato ha inondato Montecitorio e decine di iniziative sono state organizzate in tutto il Paese. La campagna «Salva l’Acqua» promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha fatto precipitare il castello di carte: tutti hanno dovuto prendere atto della gravità della norma e prendere posizione. Ed eccoli, governo e presidente del consiglio costretti a chiedere la fiducia, perchè consapevoli di non averla. La battaglia per l’acqua pubblica è appena cominciata. Chiederemo a tutte le Regioni di seguire l’esempio della Puglia e di impugnare per incostituzionalità la nuova legge. Promuoveremo in tutti i Comuni delibere per inserire negli Statuti il principio dell’acqua bene comune e diritto umano universale [diverse decine lo hanno già fatto, tra gli altri Caserta, Napoli, Venezia e Ferrara].
Chiederemo ai 64 Ato, oggi affidati a spa a totale capitale pubblico e dunque a rischio di privatizzazione, di trasformarsi in enti di diritto pubblico. E chiameremo tutte e tutti a una grande manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua per sabato 20 marzo, giornata mondiale dell’acqua e a una settimana dalle elezioni regionali. Perchè si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Comunicato stampa

Approvato l’Art. 15: acqua privata per tutti!
La battaglia non si ferma: andremo avanti nei territori e a livello nazionale


Oggi con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l’esame del decreto 135/09 il cuiArt. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell’acqua potabile in Italia.

Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com’è l’acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione “in house” contrastano con i principi della giurisprudenza europea. Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane o a livello europeo abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle tariffe, diminuzione degli investimenti e un aumento costante dei consumi, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzioni dei costi.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua è sceso da subito in campo per contrastare questo provvedimento con la campagna nazionale “Salva l’Acqua” verso la quale si è registrata un’elevatissima adesione.

Ad oggi abbiamo consegnato al Presidente della Camera 45.000 firme a sostegno dell’appello che chiedeva il ritiro delle norme che privatizzano l’acqua.

Inoltre, migliaia di persone hanno manifestato il proprio dissenso e contrarietà all’Art.15 in un presidio svoltosi lo scorso 12 Novembre a Piazza Montecitorio e in varie mobilitazioni territoriali, migliaia di persone hanno inviato mail ai parlamentari per chiedere di non convertire in legge il decreto 135/09, molte personalità hanno espresso da una parte la loro indignazione e dall’altra il loro sostegno alla campagna.

In questi giorni è cresciuta nella società la consapevolezza che consegnare l’acqua al mercato significa mettere a rischio la democrazia. Nonostante questa mobilitazione della società civile e degli stessi Enti locali, il Governo ha imposto il voto di fiducia e non accoglie le richieste e le preoccupazioni espresse anche molti Sindaci di amministrazioni governate da maggioranze di differenti colori politici.

Come Forum dei Movimenti per l’Acqua siamo indignati per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell’acqua.

A questo punto siamo convinti che la contestazione dovrà essere ricondotta nei territori, per chiedere agli Enti Locali che si riapproprino della podestà sulla gestione dell’acqua tramite il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e nel contempo di sollecitare le Regioni ad attivare ricorsi di legittimità nei confronti del provvedimento.

Queste percorsi di mobilitazione sono percorribile così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale pugliese, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali siciliani e nel resto d’Italia, da ultimo quello di Venezia.

Il popolo dell’acqua continuerà la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idricoassumendo iniziative territoriali e nazionali volte a superare l’Art. 15 del decreto legge.

Come Forum dei Movimenti, chiediamo a tutta la società civile di continuare la mobilitazione e far sentire il proprio dissenso anche dopo l’approvazione dell’art. 15 attraverso mobilitazioni sui territori ed invio di messaggi a tutti i partiti, ai consiglieri comunali provinciali e regionali, ai parlamentari locali

A Sindaci ed agli eletti chiediamo di dar vita nelle rispettive istituzioni a prese di posizioni chiare che respingano la legge e di dar vita a iniziative di protesta nelle istituzioni stesse.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua


FIRMA L’APPELLO
CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA”
IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !
http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133
Michele Cilfone

acqua bene comune primario

Pubblicato: 22 novembre 2009 in acqua, Uncategorized
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APERTURA | di Andrea Palladino
ACQUA PRIVATA
Il decreto Ronchi è legge, i comitati locali si preparano
L’esempio dei comuni che hanno già «liberalizzato»
Il decreto Ronchi è ormai legge. Da oggi le multinazionali dei servizi inizieranno a preparare le cartine della futura spartizione degli acquedotti italiani. Non troveranno, però, le fanfare municipali ad accoglierle, ma tanti cittadini pronti a difendere con forza l’acqua del sindaco.
C’è in Italia una costellazione di lotte, di gruppi spontanei e di piccole quotidiane battaglie contro le conseguenze della gestione dei beni comuni delle società per azioni. Nati al di fuori dei partiti, con una autonomia che ha garantito la sopravvivenza e la crescita del movimento, i comitati per l’acqua pubblica hanno la forza di chi ha organizzato migliaia di cittadini, creando una coscienza assolutamente inedita. Uno dei casi più conosciuti e radicati è il gruppo spontaneo di Aprilia. Più di 4 anni di attività, oltre 7.000 vertenze con il gestore Acqualatina, le cui quote private sono in mano alla Veolia. Una società bipartisan, con presidente il senatore di Fondi Claudio Fazzone – che abbiamo imparato a conoscere come primo difensore della giunta accusata di essere infiltrata dalla malavita organizzata – e con vice presidente Raimondo Besson, ingegnere di area Ds, amico di vecchia data di Michele Meta, coordinatore della campagna di Ignazio Marino.
Latina è stata uno dei laboratori della privatizzazione che da oggi il governo Berlusconi vuole imporre a tutti i comuni italiani. Le prime conseguenze della scelta di una Spa per la gestione dell’acqua furono gli aumenti dei prezzi – fino al 300% – e le promesse mancate sugli investimenti. Sono bastati pochi anni per vedere la società in difficoltà, con perdite milionarie in bilancio e il ricorso a strumenti finanziari che mettono a rischio le stesse quote societarie pubbliche. Sempre nel Lazio, in provincia di Frosinone, la cessione della gestione del servizio idrico ad Acea, senza nessuna quota riservata agli enti locali, ha portato anche in questo caso ad aumenti astronomici delle tariffe, senza ricevere nessun beneficio in investimenti. I comitati locali, nel giro di qualche mese, riuscirono a organizzare oltre diecimila reclami, che – basandosi sull’analisi attenta della normativa – hanno creato non pochi problemi al gestore venuto da Roma. Contro Acea – e contro gli amministratori comunali che appoggiarono gli aumenti delle tariffe – è poi scattata anche un’inchiesta della Guardia di finanza, che ipotizza i reati di truffa aggravata, distruzione di documenti e falso.
In Toscana, da diversi anni si è sviluppato un movimento che unisce i lavoratori di Pubbliacque – che ha come socio principale sempre Acea – con i cittadini che hanno ricevuto le bollette del gestore a capitale misto, con forti aumenti. La prima strada,la revisione in sede regionale della legge che permetteva l’affidamento ai privati, venne tentata inutilmente. Le oltre quarantamila firme non furono sufficienti a vincere lo sbarramento politico dei Ds, che qui hanno sempre difeso la privatizzazione. La parola a quel punto è tornata ai comitati.
Ad Arezzo l’affidamento ai privati del servizio idrico ha compiuto dieci anni. Il sindaco che all’epoca permise la privatizzazione è diventato oggi il presidente di Nuove Acque Spa (tanto per chiarire come la politica continui nei fatti ad avere un ruolo, anche se molto lontano dai cittadini). Qui è possibile trovare le tariffe più alte d’Italia – secondo uno studio di tre associazioni dei consumatori – «perché proprio i nostri sindaci sono stati i primi a privatizzare l’acqua», spiega il locale comitato acqua pubblica di Arezzo.
Il movimento per l’acqua nel sud ha due capitali morali, la Campania e la Sicilia. In provincia di Napoli la questione della privatizzazione e dei beni comuni si sposa strettamente con i temi ambientali, soprattutto con i rifiuti. In Sicilia sono i sindaci a guidare in prima persona la lotta contro le multinazionali che stanno cercando di prendere in mano gli acquedotti preziosi. La Puglia, poi, ha rilanciato per prima la resistenza istituzionale alla legge Ronchi, con il progetto di ripubblicizzazione degli Acquedotti, firmato Nichi Vendola.
Nel nord, infine, c’è il prossimo appuntamento a Torino, dove più di dodicimila firme hanno accompagnato la proposta di inserire nello statuto comunale il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Una delibera che sarà discussa il prossimo 17 dicembre. Un movimento ampio, diffuso, da oggi pronto a contrastare l’arrivo della nuova legge Ronchi. Città per città.
( da ILMANIFESTO)